“La verità è che quando sono nato, mia mamma mi ha preso in braccio e io ho preso in braccio la sua vita, perché ero forte abbastanza da tenerla, la sua vita sì e anche la mia mamma.

Lei piangeva, lo ricordo, era così carina, ma non era un pianto triste, era un pianto proprio felice e io, io… io piangevo pure, ma lei non si arrabbiò di questo, forse perché sentiva le mie braccia forti attorno al suo corpo.

È stata tanto dolce con me dal primo momento e ancora oggi lo è, anche quando combino un sacco di guai, si arrabbia e mi urla, ma lo capisco che in fondo lei mi vorrebbe solo abbracciare forte. Il fatto è che mi ha spiegato la mia maestra, il ruolo di mamma prevede questo modo di fare un po’ serio.

Ma quando giochiamo assieme, oh che bella che diventa la mia mamma! Sembra più piccola, fa le cose sceme, le vocine strane e ride tanto, anche se non capisco sempre cosa dice, ma lei è buffa e tenera e assieme ci divertiamo molto.

La mia mamma mi somiglia, non sono io che somiglio a lei come dicono tutti, ma è lei che ha il mio stesso faccione tondo e ha quel sorriso che splende solo con me, per questo dico che mi somiglia, perché mi guarda e le esce fuori, come se io le ricordassi di ridere. Con gli altri non succede mai, io lo vedo, non è seria, ride pure con loro perché la mia mamma è tanto simpatica, ma con gli altri ride diversamente. Secondo me non si diverte tanto con loro. Quando ride con me, invece, io mi accorgo che le batte il cuore e anche a me batte forte, e significa che mi vuole bene.

Poi certe volte torna stanca dal lavoro e con me non gioca tanto e quelli sono i momenti più tristi, perché io la aspetto tanto e quando mi guarda con gli occhi stanchi, lo so che in quei momenti il cuore non le batte tanto come quando ride.

Però io la abbraccio forte forte lo stesso, anche se non glielo dico, perché ho paura che si arrabbi.

La mia mamma è una mamma bravissima e tanto dolce, mi prepara tutte le cose buone che mi piacciono e mi spiega tutto, ma proprio tutto, la sera mi legge sempre le storie. Poverina, certe volte le si chiudono gli occhi mentre legge, perché ha tanto sonno, allora io che sono più furbo di lei, sbadiglio e poi poggio la testa sul cuscino e faccio finta di dormire. Lei ci casca sempre, ma come fa? Poi va nel suo letto e io rido, però senza fare rumore, altrimenti mi scopre. Io sono furbo!

Alla mia mamma voglio tanto bene, perché quando mi ha preso in braccio per la prima volta, aveva le guance calde calde, ancora le ricordo e le voglio bene pure perché mi dice sempre che io e lei siamo uniti da un cordone. Io questo cordone non l’ho mai visto, lei dice che è invisibile e le credo, ma dico, quanto è lungo? Uh, sarà lunghissimo, almeno dalla mia scuola al suo lavoro. Oppure non esiste e mi sta facendo uno scherzo, ma che importa? Io della mia mamma mi fido

Elisa Irene Anastasi