Sono qui, davanti al cancello del canile, indecisa se entrare oppure no.

Intendiamoci: io amo i cani e tutto il genere animale però, sapete com'è, un pochino ho paura di ciò che non conosco e per me oggi è davvero tutto nuovo. La mia cara amica Francesca lavora qui, come volontaria, già da un anno e mi ha coinvolta. Secondo lei mi farà bene per dimenticare questi ultimi mesi in cui ho sofferto molto a causa della rottura con Matteo. Non posso neanche pensare a lui un secondo che già i miei occhi si gonfiano di lacrime. Ma adesso basta! Non merita tutta la mia sofferenza e il mio amore.Tornando a noi, come dicevo prima di iniziare nuovamente a vaneggiare, sono davanti al cancello ma non ho il coraggio di entrare. Decido, allora, di fare uno squillo a Francesca per dirle che sono arrivata, così magari viene fuori e mi sentirò un po’ più sicura entrando insieme a lei.Infatti, eccola che arriva e non ho neanche terminato di fare lo squillo!«Ciao Giorgia, ti sei decisa, sono felice! Vedrai ti piacerà e sarà davvero gratificante per te».«Ciao Francy, diciamo che ci provo ma non ti assicuro nulla».«Dai vieni, ti accompagno prima in ufficio. Devono darti il tesserino di riconoscimento», mi dice tirandomi per un braccio. Non sarebbe lei se non facesse così!Una volta sistemata tutta la parte burocratica con il responsabile del canile, Francesca mi accompagna a conoscere tutti i dolcissimi abitanti che ne fanno parte.«Mi raccomando Gio , ogni volta che verrai dovrai sempre avere attaccato al petto il tuo tesserino, è importante».«Ok, va bene», le rispondo, guardandola con ammirazione. Leggo nei suoi occhi veramente tanto amore e passione per questa sua attività.Ci fermiamo di fronte a una serie di gabbiette a schiera dove, al loro interno, dei simpatici batuffoli scodinzolano a tutta forza guardandoci con gli occhi furbetti.«Come avrai notato su ogni gabbia ci sono delle targhette con su scritto il nome del cane, il suo carattere e se durante la giornata è già uscito per la passeggiata. Nel caso in cui leggessi “uscito” devi dare precedenza a chi ancora non è stato portato fuori. Se durante il giorno ci saranno abbastanza volontari e i cani saranno usciti tutti almeno una volta, allora potrai ricominciare da capo e portarli fuori una seconda e, nelle migliori delle ipotesi si spera, anche una terza. Ok?».«Ok, sei stata chiarissima».Ci spostiamo per andare a vedere altre gabbie, più capienti, perché vi abitano più cani assieme.«In questo caso, quando alcuni di loro convivono, non puoi portarne fuori uno alla volta. Questo perché, quando il mal capitato rientrerà, gli altri lo morsicheranno, invidiosi di non essere usciti. Quindi, come in questo caso in cui sono in tre, dovranno uscire sempre tutti insieme. All’inizio ti farai dare una mano dagli altri volontari poi, quando avrai acquisito dimestichezza, sarai in grado di portarli fuori da sola». “Non la credo una cosa possibile, ma mai dire mai!”.«Una cosa molto importante: all’inizio non portare fuori cani che sono segnati come caratteriali e, meno che mai, quelli mordaci che poi sono in una sezione a parte; a loro pensano volontari esperti. Poi ti insegnerò come fare a mettere loro il guinzaglio e a farli uscire in tutta sicurezza. Alcuni, se si avvicinano tra loro, potrebbero morsicarsi e farsi del male».“Adesso inizio seriamente a spaventarmi!”.«Va bene, ma non so se sarò in grado di fare tutto ciò».«Imparerai sta tranquilla e poi non potrai più farne a meno. Tutti loro ti conquisteranno».«Lo spero vivamente!».Ci avviciniamo a due gabbiette abitate una da Eros, un piccolo meticcio tutto nero con una macchietta bianca sul petto, l’altra, invece, da Dante, un bellissimo incrocio con un occhio azzurro e uno marrone.«Oggi porteremo fuori loro due, visto che non sono ancora usciti e poi per cominciare sono perfetti. Infatti, sulle targhette puoi leggere che sono vivaci ma docili. Io prendo Dante perché tende un po’ a tirare, Eros invece è molto tranquillo anche perché non è stato abbandonato a differenza degli altri, e lui lo sa. Il suo padrone parte spesso per viaggi di lavoro e non avendo nessuno a cui lasciarlo lo porta da noi. Se tutti facessero così, soprattutto quando non possono più prendersene cura, non ci sarebbero cani abbandonati per strada».«Non sembra che stiano male qui. Le gabbie sono molto capienti e ben tenute. È tutto così curato e pulito», dico guardandomi intorno.«Sì, qui sono seguiti, curati e mangiano bene. Purtroppo, però, non tutti i canili sono come questo».«Posso immaginare».«Allora, coraggio! Tieni il guinzaglio, ti do anche questo marsupio con delle crocchette che dovrai sempre tenere con te per distrarli e se ne avrai bisogno nei momenti di difficoltà».Alla parola difficoltà iniziai di nuovo a preoccuparmi.«Dai loro una crocchetta attraverso le sbarre e mentre la stanno gustando agganci il guinzaglio al collare. Solo allora potrai aprire il cancelletto, ok?».«Ok».«Ti faccio vedere».Al primo giorno ne seguirono altri in cui mi sentii sempre più sicura e meno impacciata.Dopo una serie di pasticci combinati: un morso evitato per miracolo, il buon Dante che praticamente mi ha disarcionata più e più volte e una dimostrazione, più che di affetto, molto passionale da parte di un pastore tedesco, qualcosa ho imparato. Ma, proprio quest’oggi, l’ho davvero combinata grossa.Sentendomi oramai esperta decido di portare fuori da sola Lilly, Jacob, Dotti e Flinn. Questi simpatici cuccioloni occupano tutti la stessa casetta, in quanto vanno molto d’accordo tra loro e guai a separarli! Sono un famiglia oramai. Prendo i guinzagli all’ingresso, mi faccio coraggio e mi avvicino a loro. Oggi dovrò darmi un gran da fare e portare fuori più cani possibili perché, essendo un giorno feriale, non ci sono molti volontari e non sarà facile portarli a passeggio tutti, essendo noi così pochi. Decido di passare qui tutto il giorno, approfittando delle ferie che mi hanno concesso sul lavoro.«Ciao piccoli! Ora andiamo un po’ a spasso», mi rivolgo a loro, che tutti entusiasti si avvicinano scodinzolando a tutta forza.Siccome sono tutti accalcati e non riesco ad agganciare i guinzagli con facilità, decido di aprire appena il cancelletto, quel tanto che basta per infilarmi dentro e richiudere subito. Non ho calcolato però la mole di Flinn che, entusiasta del mio ingresso, mi salta praticamente addosso e con le sue zampe enormi mi spinge facendomi cadere contro il cancelletto che si apre del tutto, visto che ci finisco contro, con il mio corpo. Un disastro!! Escono tutti e quattro in massa e, a parte Flinn che è più grande rispetto ai suoi tre amici, gli altri, che sono più piccoli, sfrecciano via alla velocità della luce.Corro come una pazza senza sapere dove andare, visto che ognuno di loro prende una direzione diversa.«Aiuto, sono scappati!!». Comincio a urlare.Si avvicinano immediatamente due volontari, mentre un’altra ragazza, che ha un cane al guinzaglio, si allontana subito per evitare ulteriori guai. Per fortuna, spaventati dalle mie urla e da tutto il trambusto che si sta creando intorno, i dolci cagnolini si rintanano, chi in un angolo del canile e chi in un altro. I due volontari riescono a riprenderli giusto in tempo per evitare chissà quale disastro, ma io non me la cavo e mi prendo una bella ramanzina. Ecco, questo è quanto. “Mi servirà di lezione”, penso a voce alta.Un pomeriggio decido di andare a curiosare nella sezione dove tengono i cani detti “mordaci”. Non ci sono ancora entrata da che sono qui. Mi faccio coraggio e, pian piano, faccio spuntare appena la testa. Noto subito un ragazzo che sta sistemando delle coperte per tenerli al caldo, visto che l’inverno sta cominciando. Lo guardo incuriosita e provo tenerezza nel vedere come questi cani, così caratteriali, siano in realtà affettuosi con lui. Li accarezza uno alla volta con molta pazienza e parla con loro; mi si stringe il cuore.«Scusami, posso entrare?», domando a bassa voce.Il ragazzo si gira e così anche tutti i cuccioloni, per niente rassicuranti, che cominciano a ringhiare non appena mi vedono.«Buoni!», dice il ragazzo con fare autoritario. Oltretutto ha degli occhi bellissimi.«Ma certo, ciao. Io mi chiamo Luca. E tu chi sei?».«Mi chiamo Giorgia, piacere. Sono anche io una volontaria, vengo qui da un mese circa ma non ci eravamo ancora visti».«Sono rientrato oggi, il piacere è mio», mi dice, sorridendomi e porgendomi la mano.«Sei un volontario anche tu?».«No, sono uno studente e sto per laurearmi in veterinaria. Lavoro qui».«Ah, fico», “fico? Ma come mi è venuto in mente di fare un’esclamazione del genere!”.E infatti gli scappa un sorriso divertito.«Posso darti una mano? Fino ad ora ho contribuito solo per portarli fuori, ma vorrei anche occuparmene».«Ma certo, avrei bisogno di un aiuto, non qui però. Loro non ti conoscono e non sono molto socievoli, ma con quello che hanno passato chi lo sarebbe!».Leggo un velo di tristezza sul suo viso.«Cosa è successo?».«Lui è Tyler», mi dice, indicando il pitbull che mi guarda con aria un po’ minacciosa, «vedi tutte le cicatrici sul muso e le orecchie?».«Sì».«Era un cane usato per i combattimenti clandestini».«Poverino, mi dispiace».«Nella gabbia a fianco c’è Flick, lui veniva preso a bastonate dal padrone e tenuto legato ad una catena di un metro per tutto il giorno. Siamo riusciti a toglierlo da quell’inferno. Qui non è un granché, ma vengono accuditi e soprattutto amati».«Capisco e vedo con quanta dedizione e collaborazione si lavora tutti insieme».«Gli altri sono Ginger, Dado, Troll e Lupo, il più terribile di tutti».«Sì, lo avevo notato», dico, facendomi scappare un lieve sorriso.«Più o meno hanno tutti alle spalle storie di maltrattamenti e non è facile per loro tornare a fidarsi».«Non hanno tutti i torti».«Se ti va ogni volta che verrai puoi venire qui con me e iniziare a farti conoscere. Oramai siamo amici e loro lo sentono. Cosa ne dici?».“Dico che il mio cuore ha avuto un mancamento!”.«Volentieri, davvero. Mi piace venire qui e dare una mano. Poi stare insieme a loro mi fa sentire bene».La mia amica Francesca ha sempre avuto ragione e non la ringrazierò mai abbastanza per questo regalo che mi ha fatto, ed è così; per me questo è un regalo!
Ogni volta che vengo qui al canile mi sento viva e circondata di affetto. Dante, Eros, Zelda, Ambra, Sansone, Oliver, Gim, Edo, Tito e tutte le incredibili creature, che popolano questo meraviglioso canile, oramai fanno parte della mia vita e nel mio cuore avranno sempre un posto speciale e non potrò mai ringraziarli abbastanza per avermi aiutato anche a trovare il vero amore.....

Racconto di fantasia, ma con molte verità, dedicato al canile di Genova che ho sempre nel mio cuore.

DANIELA PERELLI