Determinati eventi, oggetti o azioni non sono considerati di buon auspicio. In realtà, traggono origine da antiche credenze popolari, spesso di derivazione religiosa, aventi basi storiche, logiche e spiegabili.

    Rompere uno specchio è paragonabile al recare danni a sé, visto che in esso è riflessa la propria immagine. Si pensa che fossero i romani ad attribuire a questo danno la durata di 7 anni, prima di poter essere annullato.

    Il numero 17 ricorderebbe il giorno della crocifissione di Gesù Cristo. In numeri romani il 17 era scritto XVII, che anagrammato compone la parola VIXI: in latino significa vissi, cioè non vivo più, sono morto.

    Essere in 13 a tavola viene ritenuto un presagio di essere ucciso. Simboleggia il tradimento e la morte; durante l’ultima cena a tavola erano in 13, e poco dopo Gesù venne tradito.

    Nell’antico Egitto il gatto era ritenuto sacro, ma nel Medioevo fu eletto animale diabolico. I gatti neri vennero identificati con il satanico e, di conseguenza, cacciati e uccisi.

    Una scala appoggiata a un muro forma un triangolo, il simbolo di Dio, e passare dentro il triangolo significherebbe volere accedere alla condizione divina ed entrare nello spazio di Dio.

    Il colore viola è temuto dagli artisti, perché nel Medioevo, durante la Pasqua, venivano apposti dei drappi di colore viola sulle finestre delle chiese. Venivano vietate le rappresentazioni teatrali pubbliche nelle piazze e nelle strade delle città, per rispetto della passione di Gesù. Gli artisti di strada, non lavorando, pativano la fame.

Sin dal passato, t occare ferro è uno dei gesti più diffusi per fronteggiare la sfortuna. A questo metallo venivano attribuite proprietà magiche e difensive potenti. Anticamente il ferro era un nome con cui veniva indicata la spada. Mettere mano al ferro rappresenterebbe la preparazione alla difesa dai pericoli, dalla sfortuna.

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In altre culture si usa toccare legno , con riferimento al legno della croce che potrebbe così portare la protezione divina.

Un tempo il sale era un bene molto prezioso e versarlo era un grosso danno. Questo ha fatto sì che nella tradizione si associasse alla sfortuna. Nelle guerre era usanza dei vincitori cospargere sale sul terreno dei vinti. Prenderlo e gettarselo alle spalle significherebbe trasformare la sconfitta in vittoria e diventare vincitori.