Capitano proprio a tutti periodi in ci si vede orribili, insoddisfatti della propria immagine, del proprio corpo.

E quando arrivano questi (puntuali come un orologio) periodacci, molto spesso non ci è accaduto nulla di esteticamente drammatico, se non l’esserci, ancora una volta, incollati addosso quel malcontento che tanto ci piace portarci dietro, dentro, di lato.

In concomitanza con questi momenti, succede pure di sentirci soli e delusi, amareggiati.

Poi, all’improvviso, come per magia, nel bel mezzo di questi giorni bui e tempestosi (perché la sensazione pare essere proprio quella della pioggia dentro), arriva un arcobaleno a forma di amico o sorella o vicino di casa che, casualmente, lascia cadere una frase che va ad infilarsi là, esattamente dove sentiamo quel vuoto e va a riempirlo fino all’orlo.

Da quel momento lo specchio, come per magia, rimanda un’immagine di noi migliore di quella che ricordavamo.

Ma allora quando dobbiamo credergli?

Quand’è che possiamo fidarci di quella superficie così poco diplomatica?

Si sa, lo specchio fa il suo dovere, rimanda solo indietro le immagini. È chi le osserva poi a decidere se queste siano più o meno soddisfacenti.

Il migliore specchio è quello che abbiamo dentro. Non è di forma ovale, non ha la cornice dorata, ma è nascosto dietro quella percezione sottilissima di sentirci soddisfatti delle nostre azioni quotidiane, dei piccoli successi e nel caso di insuccessi (perché nessuno è esente, ahimé), il trucco è non darci la colpa.

L’inghippo sta nel sopravvalutare le aspettative che abbiamo di noi stessi. Il che non significa doversi sottovalutare, ma accettarci, nel bene e nel male, conoscerci, piacerci, volerci migliorarare sicuramente, ma con la consapevolezza di ammettere che siamo esseri pensanti capaci di indovinare le mosse e di sbagliarle.

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La partita con la vita non è facile da giocare e se ce la mettiamo tutta, a fine partita la vita ci stringerà la mano da buona avversaria che avversaria non è. Vediamola piuttosto come nostra complice!

Elisa Irene Anastasi