Non me ne vogliano Max Gazzè, Nicolò Fabi e Daniele Silvestri per questa presa di posizione da parte mia, ma il mio articolo non vuole essere contro la loro canzone che, peraltro, apprezzo molto.

Loro parlano della non-definizione di un’emozione ed io mi trovo perfettamente d’accordo. L’amore è un sentimento talmente grande, profondo e personale che non si può classificare o definire, né recintare all’interno della frase fatta “L’amore è questo” o “L’amore è quello”.

L’amore è per come ogni coppia vuole sentirlo. Non c’è un modo giusto o sbagliato di sentirlo, non c’è un modo per valutarlo. Diceva Sant’Agostino “La misura dell’amore è amare senza misura”.

I tre cantautori, col titolo al loro brano, hanno voluto spavaldamente sfidare molti luoghi comuni.

Da osservatrice comune ma attenta e insaziabile, mi è capitato spesso ultimamente, camminando per le vie della mia città o in macchina intenta a guidare e a sbirciare nel frattempo un po’ come va il mondo, di vedere varie coppiette (anche di età diverse) sbaciucchiarsi felicemente e teneramente, guardarsi negli occhi con convinzione, scambiarsi tenerezze come ragazzini ai primi approcci.

Ammetto che non mi capitava da un po’ di scorgere una così grande e vasta percentuale e l’ho interpretata a mio modo (cioè da sognatrice instancabile ma radicata) come una sorta di rivalsa.

L’amore, che per troppo tempo è stato bacchettato come sentimento mancante in questa società o come elemento prezioso e per pochi eletti, è sceso in campo a dimostrare che non è vero.

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Lui è a prescindere e allora cosa?

È sceso a patti con la concretezza? Sì, così ho voluto vederla.

Un po’ come la pioggia, che cadendo per giorni, vuole farci credere che il cielo sia lì e possa anche innervosirsi, un po’ come i vulcani che quando sono in eruzione ci fanno tremare ricordandoci che anche loro hanno dei sentimenti. L’amore se n’è andato libero e leggero per le strade ad autoproclamarsi, a contagiare i passanti, ad essere semplicemente.

Esiste nel silenzio, esiste fuori dagli occhi indiscreti (come i miei), esiste da sempre nei luoghi più dimenticati di questo pianeta e esisterà comunque e nonostante queste mie parole, ma mi sono sentita in dovere (avrò fatto bene?) di comunicare quanto avevo visto e quanto questo mi avesse colpita.

Me ne vado in giro da decenni a dire di non smettere di crederci, cercando persone coraggiose, come me e come molte altre, che siano pronte e sfatare il mito di questo presente che vuole imporre l’immagine di un mondo spento e incapace di provare sentimenti, di un mondo che non vuole più credere a una svolta, di un mondo che sa solo essere egoista.

Siamo coraggiosi, non lasciamoci spaventare dalle parole deluse di chi ha avuto brutte esperienze.

Amiamo perché ci farà stare bene e faremo stare bene.

Amiamo perché lo meritiamo.

Elisa Irene Anastasi