Quando ero bambina, un signore di molti anni più anziano di me, ad un certo punto, mi disse “Tu ringrazi troppo”. Io ero piccola sì, ma ricordo che lo guardai con aria perplessa.

Troppo? In che senso?

Grazie è una delle parole più belle al mondo, sei sole lettere che custodiscono storie, silenzi, abbracci, dialoghi, risate, pezzi di vita, giorni e cammini.

Perché non si dovrebbe dire Grazie? Non capii allora e non capirei ora.

Si deve dire, si deve dire se lo si sente, se si pensa possa far piacere a chi lo riceve. Perché ricevere un grazie fa sempre piacere, inutile negarlo. E dirlo fa bene, inutile dire il contrario. Non lascia indifferente né il mittente, né il destinatario.

Delle volte non lo diciamo, passa il momento e in seguito ci pentiamo.

Delle volte, invece, siamo bravi a cogliere l’attimo e riusciamo a vedere lo spettacolo del viso della persona di fronte a noi illuminarsi.

Non parlo dei ringraziamenti di cortesia ma di quelli sentiti davvero, di quelli che quando siamo distrutti e troviamo quella mano amica pronta a darci conforto, il primo grazie parte ad occhi chiusi, scatta in silenzio nel nostro cuore e impazza nel petto fino a che non raggiunge l’altro.

Senza troppi giri di pensieri, lasciamoci andare alla delicatezza e alla meraviglia di questa piccola e fondamentale parola che abbatte muri e costruisce relazioni di fiducia.

Grazie anche a voi per la lettura.

Elisa Irene Anastasi