Non possiamo andarcenesenza curarci del doloreche nasce dietro i nostri passi.
(Mariapia Veladiano)

Da qui parto, da queste parole della Veladiano che aprono davanti ai miei occhi, mondi, ricordi, passi percorsi.

Non possiamo andarcene, se dietro di noi abbiamo lasciato scie di dolore o rabbia. Non possiamo. Abbiamo il dovere di restare e risolvere tutto ciò che è sospeso o tutto ciò che lascia negli altri, amarezza. Solo in seguito, avremo il diritto di proseguire, se lo vorremo ancora.

Siamo responsabili dei passi che calchiamo. Siamo responsabili delle parole che diciamo, dei pensieri che mandiamo a viaggiare nel mondo, dei gesti che facciamo, anche quando siamo convinti che nessuno ci stia osservando.

La vita stessa ci osserva e noi attraverso lei. Ci osserviamo tramite le nostre stesse azioni, ci capiamo e conosciamo attraverso il modo di reagire ai fatti, che rimandano agli occhi (nostri e altrui) il profilo umano che ci delinea.

Andare e lasciare alle nostre spalle situazioni poco piacevoli è segno di grande codardia, ma andare via, risolvendo prima le cose attraverso il dialogo, infonde coraggio a noi ed evita di creare inutili attriti con chi ci sta attorno.

Non sempre gli altri capiranno le nostre scelte e non è detto che sempre debbano capirle e condividerle, ma noi possiamo dar loro uno strumento molto utile: il nostro pensiero (sto agendo in questo modo per questo motivo, non voglio farti del male, voglio farti comprendere il motivo della mia scelta). Spiegandoci, gli altri si apriranno alla comprensione.

Chiudendoci nel silenzio, fomenteremo i fraintendimenti e le sofferenze.

Io sono un’amante del silenzio, lo amo in tutte le sue forme, ma la parola è necessaria. Distrugge mur, che il silenzio sapientemente costruisce.

Il dialogo è fondamentale, Attraverso esso si cresce, ci si conosce vicendevolmente, il confronto si fa ampio.

Solo dopo ottimi dialoghi, ci potremo permettere ottimi silenzi.

Elisa Irene Anastasi