Non è un argomento facile da trattare e da sempre è stata messa in discussione da innamorati e luminari nell'ambito della medicina e psicologia, ora però siamo arrivati ad una soluzione: la fedeltà potrebbe essere direttamente correlata alla genetica.

Durante l'ultimo avvincente congresso tenutosi a Vienna, qualche giorno fa ed a cui hanno partecipato specialisti dell'Associazione europea di psichiatria, la cui sigla è Epa, sembra infatti da studi effettuati, che l'infedeltà non sia un limite umano legato alla voglia di tradire, per provare nuove esilaranti emozioni o semplicemente godere della novità che la vita concede, ma l'adultero sia dovuto ad una mutazione genetica e non si possa opporre a madre natura.

Molti dibattuti l'argomento ed il rusultato delle richerche, lo psichiatra Richard Balon  del Waynestate University di Detroit (Usa), afferma che ci sono studi che: "suggeriscono che vi sono soggetti più o meno predisposti geneticamente alla fedeltà o infedeltà sessuale. Tale predisposizione genetica sarebbe correlata ai sistemi ormonali della dopamina, l'ormone del piacere e della 'curiosità', e dell'ossitocina, noto anche come l'ormone della gravidanza e dei 'legami'". L'illustre luminare precisa che "le scimmie come la gran parte dei mammiferi non sono monogami e questo per ragioni evoluzionistiche, ovvero per la necessità di garantire la riproduzione della specie; anche tra gli uomini la monogamia non è sempre praticata, come nella cultura musulmana e mormone".

Dagli studi sugli animali, siamo passati a quelli sull'uomo ed il risultato non sembra essere cambiato. naturalmente, visto che queste notizie sono le prime in questo campo, è importante andare piano ed essere molto prudenti del valutarle, sia come vere o meno, "si tratta di un nuovo ambito di studio, specifica lo psichiatria Marcel  Waldinger della Utrecht University in Olanda , nel quale condurre ricerche è molto difficile anche perché molti non ammettono le proprie infedeltà, ed è dunque complicato disporre di un campione ampio. Ci sono però prime evidenze che ci consentono appunto di dire che il sistema della dopamina ed i geni sono coinvolti nell'attitudine alla fedeltà, anche se sono necessari ulteriori studi per conclusioni definitive". I geni, in ogni caso e va specificato, non sono la sola ed unica causa di tutto,  affermano gli esperti al convegno,  la predisposizione di carattere genetico "si combina sempre con fattori di tipo culturale, religioso e ambientale; i geni, cioè, non possono 'lavorare' in autonomia e senza che si determini un'influenza da parte di altri fattori".

Di sicuro però  "il puro approccio psicologico alla fedeltà/infedeltà, avverte Waldinger, si sta dimostrando sbagliato ed è oggi 'sfidato' dalle prime evidenze di un'influenza biologica e genetica".  Dal congresso di Vienna e dall'incontro degli illustri psichiatri europei è giunta a noi anche un'altra nuova notizia: "nei prossimi anni arriveranno sul mercato i primi farmaci per aumentare il desiderio sessuale sia nelle donne che negli uomini; un problema, quello del calo di desiderio, con percentuali in crescita in tutti i paesi e per varie ragioni. Si tratta, ci spiega Waldinger, di farmaci in sviluppo ed alla valutazione dell'ente americano Fda, con meccanismi d'azione a livello di ormoni e neurotrasmettitori".


Al momento, continua lo psichiatra: "abbiamo farmaci per l'erezione maschile e l'eiaculazione, ma quella del desiderio sessuale è un'area del tutto nuova". La grande scoperta, come è già avvenuto per altri medicine, che sono già  disponibili, ad esempio il Viagra, sarà però, continua lo psichiatra, quello di "garantire corretto uso di tali molecole, evitando eccessi ed un impiego non appropriato di questi farmaci".

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