Un famoso aforisma di Igor' Ivanovič Sikorskij, pioniere dell'aviazione russa, recita: “Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica di aeronautica, il calabrone non può volare, a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare. Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare”.

Tutto nasce (o almeno così si racconta) da alcuni scienziati tedeschi e svizzeri che, negli anni ’30 del ‘900, fecero dei calcoli (senza però mai pubblicarli) che dimostravano come, effettivamente, i calabroni non dovrebbero essere in grado di levarsi in volo.

Successivamente, è stato dimostrato che questi studi contenevano almeno due errori:

  1. credere che le ali di questi insetti fossero lisce

Le irregolarità nel profilo delle ali degli insetti, unite al loro battere furioso, permettono di generare dei vortici d'aria. Alla moviola si può osservare che essi battono le ali verso il basso, quindi le ruotano e le sollevano e le battono nuovamente. Queste manovre e le increspature sulla superficie delle ali creano vortici che a loro volta generano una differenza di pressione tra la superficie superiore e quella inferiore dell’ala, producendo la portanza , ossia la forza che li tiene in volo.

      2. ritenere che a un oggetto piccolo come un insetto si potessero applicare gli stessi calcoli di meccanica dei fluidi che si applicano ad un aereo

Si può dimostrare che per un animale piccolo, la resistenza all’aria rappresenta un ostacolo molto maggiore che per un animale di grosse dimensioni. Immaginate di osservare una formica mentre cade da una certa altezza: la vedreste scendere giù al rallentatore e atterrare indenne. In pratica, volare per un insetto è un po’ come nuotare per un essere umano, si fatica ma il fluido ti sostiene.

Come si può notare questa storiella ha avuto quanto meno il merito di scatenare la fantasia dei ricercatori, che per risolvere l’enigma hanno migliorato grandemente le conoscenze sull’aerodinamica dei piccoli corpi. Attualmente i progressi in questo campo sono utilizzati per creare Microveicoli aerei (MAV) che un giorno non lontano potrebbero essere utilizzati per scopi militari, per lo spionaggio o per scopi più nobili, quali salvare vite umane, ad esempio cercare superstiti tra le macerie di un terremoto.

Giovanni Sorgi