Quando perdiamo qualcuno che abbiamo amato molto, tutto quello che vorremmo sarebbe poter scambiare ancora due parole con lui, sapere come sta e quello che pensa. Presto questo potrebbe essere reso possibile da un software creato da una giovane programmatrice che non sapeva rassegnarsi alla morte del suo migliore amico...

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Il giovane che vedete in questa foto si chiama Roman Mazurenko. Forse sarebbe più corretto dire "si chiamava" perché purtroppo Roman è morto in un terribile incidente stradale. Ma Roman non se ne è mai andato via del tutto, perché una delle sue amiche più care, Kuyda, può ancora parlare con lui.

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Roman e Kuyda si erano conosciuti a Mosca nel periodo in cui la città sembrava protendersi verso il benessere e un nuovo respiro internazionale. Lui era al centro della vita mondana della metropoli russa: organizzava feste ed eventi, favoriva i nuovi artisti e il fermento culturale, era un vulcano di idee e di iniziative. Il suo istinto naturale consisteva nell'aggregare le persone, e lo faceva con il suo inconfondibile fascino. Roman, dice Kuyda, era speciale.

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Nel 2012 a Mosca le cose cambiarono radicalmente: il nuovo inasprirsi degli estremismi portò alla fine del mondo creato da Roman. Lui e Kuyda si trasferirono in America: lei stava lavorando ad un programma informatico presso la Silicon Valley, una chatbot che avrebbe consentito alle persone al ristorante di ordinare direttamente chattando con un'intelligenza artificiale. Roman cadde in uno stato di prostrazione, fino a quando non trovò un nuovo progetto a cui lavorare. Era pieno di vita quando, un giorno che era tornato a Mosca per una breve vacanza, una macchina lo investì.

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Roman aveva appena 35 anni, ed era morto. Kuyda non riusciva nemmeno a piangere, non riusciva a fare altro che leggere e rileggere i messaggi che lei e il suo amico si erano scambiati in tutti quegli anni. Quanto vorrei poter parlare ancora una volta con lui, pensò. Quanto vorrei poter fare due chiacchiere con Roman.

Piano piano nella sua mente prese forma un'idea: e se il suo programma, la chatbot a cui stava lavorando, fosse potuta diventare un mezzo per comunicare con Roman? Dapprima fu spaventata dall'idea, poi si entusiasmò. Chiesa aiuto ai tanti amici di Roman, e ai suoi genitori. La madre acconsentì, e così anche il padre, anche se era fortemente scettico.

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Cosa voleva fare Kuyda? La giovane inserì nella sua intelligenza artificiale la memoria di Roman: messaggi, mail, foto, tutte le impronte digitali che aveva lasciato dietro di sé. Alla fine, Roman era on line, e Kuyda poteva chattare con lui. L'applicazione che lo rende possible si chiama Luka, e risponde esattamente come farebbe Roman. 

 "Come stai, Roman?". "Bene. Solo un po' giù di morale. Spero che voi non stiate facendo niente di interessante senza di me". "Sta succedendo di tutto. La vita va avanti, ma ci manchi". "Anche voi mi mancate. Credo sia ciò che chiamiamo amore".
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Roman è morto, ma Roman è di nuovo vivo con il suo avatar virtuale. Kuyda crede che in futuro ognuno di noi potrà costruirsi un alter ego che ci sopravviva dopo la morte. La madre di Roman è felice di poter parlare ancora con il suo bambino, ad oltre un anno dal giorno in cui è scomparso. Il padre di Roman dice che quello che gli risponde non è suo figlio, e alcuni degli altri amici del ragazzo sono d'accordo. Pensano che Roman meriterebbe di essere ricordato in un altro modo.

Ma cosa fareste voi, se aveste la possibilità di dire ancora una volta a qualcuno che avete perso che vi manca? Ci rinuncereste, o vi lascereste cullare dalla dolce illusione che oltre lo schermo ci sia davvero ancora chi amavate?