Ci sono tante coppie che si promettono di restare insieme “finché morte non ci separi”. Spesso però queste sono solo parole e ci si separa ben prima che arrivi la fine. I rapporti sono diventati fragili e spesso davanti alle difficoltà della vita si disintegrano come castelli di carta; eppure ci sono ancora legami che davvero solo la morte può spezzare.

La storia di Bert Whitehead e sua moglie Beatrice è stata raccontata dallo staff del Royal Bolton Hospital, che si trova in Inghilterra, nella contea di Greater Manchester. Si tratta di una storia triste ma tenera, che racconta l’amore e racconta anche l’umanità con cui ognuno di noi dovrebbe essere accompagnato all’ultimo viaggio.

Bert e Beatrice sono stati sposati per ben 67 anni, ma si erano conosciuti molto prima. Lei aveva appena 15 ani e lui 17. Amavano il ballo e spesso facevano coppia. Poi, quando Bert tornò dal servizio militare, volle sposare la sua Beatrice.

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Lei lavorava come sarta e lui come autista; ebbero quattro figli e il tempo passò: vennero i 4 nipotini e infine anche 5 bis nipoti. In tutto questo tempo, racconta la loro figlia Suzanne, i due si sono separati solo pochissime volte e solo per brevissimi lassi di tempo. L’uno non poteva essere senza l’altra.

Poi però Beatrice si è ammalata. Sei anni fa ha scoperto di avere un tumore alle ossa e ha cominciato una coraggiosa battaglia. Ma poi, dopo tante cure inutili, arrivata a 87 anni ha deciso di gettare la spugna: era tempo che il suo vecchio corpo riposasse.

Ma Bert? Come avrebbe fatto Bert senza di lei? Beatrice fu ricoverata al Royal Bolton Hospital per ricevere delle cure palliative e attendere la morte. Bert, solo a casa, deperiva sempre più, finché non ha preso una brutta infezione ed è stato ricoverato anche lui.

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Per i figli era una pena vedere i genitori separati in un momento simile. Loro, che avevano affrontato i cambiamenti del mondo insieme, da quel lontano 1950 quando si erano scambiati la promessa di fedeltà eterna; loro, che non avevano conosciuto altra gioia che specchiarsi l’una negli occhi dell’altro, non avrebbero potuto dirsi addio.

I sanitari però hanno capito la situazione: stravolgendo le regole dell’ospedale, chiudendo un occhio sul protocollo e rivoluzionando il reparto, hanno messo Bert su una sedia a rotelle e lo hanno poi sistemato su un letto vicino a quello della sua Beatrice.

Raccontano che il largo sorriso che si è dipinto sul volto smagrito dell’uomo ormai novantenne abbia sciolto anche i cuori più duri.

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Bert è stato adagiato accanto a sua moglie per stare con lei le ore, o i giorni, che restavano. Hanno brindato con del prosecco, poi si sono stretti la mano e hanno atteso.

Ecco, forse anche un passo così terribile come la morte fa meno paura se vicino abbiamo qualcuno che ci ama davvero, e che non desidera altro che ricongiungersi presto con noi. E un sentito ringraziamento va al personale di quell’ospedale che ha dimostrato di aver capito come rispettare l’essere umano nella sua integrità fisica e morale sia l’unico modo dignitoso di trattare chi non può essere curato, ma possiede ancora sentimenti e desidera solo assaporare le vita fino all’ultimo sorso.

Buon viaggio, Beatrice: nemmeno la morte ti ha separata dal tuo Bert!