La Chiesa Cattolica fissa come festività i primi due giorni di Novembre: il 1 Novembre è la festa di Ognissanti, quindi di ognuno di noi, che dei Santi e delle Sante di Dio portiamo il nome. Il 2 Novembre si celebra la memoria dei cari defunti, che ci hanno lasciato ma sono sempre vivi nei nostri ricordi.

Come spesso accade, la Chiesa ha mutuato queste festività, appropriandosi delle date in questione, dalle tradizioni pagane. In particolar modo, i Celti festeggiavano tra il 31 e il 1 novembre “la notte di Samhain”, quando le anime dei defunti potevano tornare sulla Terra, e che per loro era l’inizio di un nuovo anno.

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Il culto dei morti, in particolar modo, è molto sentito in ogni parte e mondo, quale che sia la religione che si professa, e si celebra con riti e tradizioni a volte anche molto curiose. Diamo un’occhiata a quali sono alcune delle modalità che, in passato, si usavano nel nostro Paese, in Italia, per commemorare i defunti.

Molte di queste tradizioni, purtroppo, sono “spente”, altre tenute in vita solo da pochi. Eppure fanno parte della nostra cultura e della nostra storia e, anche se si potrebbe pensare che sono solo frutto di superstizione e un po’ primitive, raccontano una realtà molto profonda.

Chi muore, in realtà, non ci lascia mai del tutto: e tenere acceso il legame che unisce chi fu, chi è e chi sarà è non solo doveroso, ma anche utile per rafforzare la comunità umana.

RITI E TRADIZIONI DELLA FESTIVITA’ DEI MORTI

C’è un’usanza diffusa un po’ dappertutto, dal nord al sud dell’Italia, ed è quella di lasciare a tavola imbandita la sera della festa di Ognissanti. Così le anime dei cari defunti, quando passeranno a trovarci, potranno rifocillarsi e magari si tratterranno fino a Natale.

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Questo accade soprattutto nel Nord Italia, in Valle d’Aosta, in Trentino e in Piemonte. In Lombardia e in Friuli, invece, si lascia un secchio di acqua con un tozzo di pane, sempre per permettere alle anime di ristorarsi.

Un tempo nel Lazio, specie a Roma, si usava addirittura andare a mangiare sulle tombe dei defunti, apparecchiando vicino a loro. In Abruzzo i bambini vanno di porta in porta a chiedere castagne e frutta secca, cantando delle canzoncine. Poi si intagliano le zucche e si mette al loro interno un lumino, così che i morti possano trovare la strada.

La tradizione forse più tenera è quella delle campagne cremonesi, dove al mattino si rifà il letto con cura per permettere ai cari defunti di riposare ancora un po’. 

Anche in Sardegna i bimbi vanno di casa in casa a chiedere i dolcetti, mentre in Sicilia si preparano tanti dolci tipici, soprattutto i pupi di zuccaro, delle bamboline fatte di pasta di zucchero.

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I dolci dedicati alla memoria dei morti sono moltissimi: in Umbria si preparano gli “stinchetti dei morti” a forma di fava, e in Campania il torrone. In Liguria invece si preparano bacilli e balletti, ovvero fave secche e castagne bollite.

Come puoi vedere, anche le tradizioni che vengono da lontano, come Halloween, hanno tante cose in comune con le nostre tradizioni. Ma in fondo, non importa quali riti  si adottano all’esterno: per commemorare i cari defunti basta solo non far spegnere mai l’immagine che di loro portiamo nel cuore.