Noi viviamo immersi nella società delle immagini, e con i nostri smartphone siamo abituati ad immortalare praticamente tutto ciò che ci circonda e che è visibile. Ma sapevi che esiste una tecnica fotografica capace di imprimere l’immagine anche di ciò che è invisibile ad occhio nudo?

Non parliamo nè di fantasmi nè di ectoplasmi, ma di una pratica scientifica riconosciuta, per quanto i suoi esiti siano molto dibattuti: la fotografia Kirlian.

Facciamo prima di tutto un po’ di storia. Sin dalla fine dell’Ottocento vari studiosi cercarono di mettere a punto l’elettrografia, ovvero un metodo per imprimere su carta il potenziale elettrico presente tra le cose e gli esseri con diversa carica. A riuscirci però fu, negli anni Trenta, l’ingegnere russo Semyon Kirlian.

Si racconta che avvenne per caso: il corpo dello studioso fu attraversato ad una carica elettrica e lui notò che emanava dei bagliori. Per studiare il fenomeno ideò un congegno costituito da una lastra fotografica di vetro: mise la sua mano tra due elettrodi e lasciò passare una scarica da 2000 volts, molto forte, ma non nociva. Ecco cosa ottenne.

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La scoperta di Kirlian fu approfondita e studiata in Russia, mentre nel resto del mondo fu lasciata passare un po’ in secondo piano, tant’è che oggi in pochi ne sono a conoscenza. La domanda a cui nessuno ha ancora dato una risposta precisa è: cos’è che fotografa il macchinario di Kirlian?

La risposta che da la scienza è semplice: si tratta della visualizzazione della ionizzazione dei gas che si trovano intorno ad un oggetto, causata dal passaggio dell’elettricità. Conferma ne sarebbe il fatto che si può fotografare con la macchina Kirlian qualunque cosa, sia oggetti inanimati che esseri viventi o vegetali. Tutti presentano questa tipica “aura” colorata che vediamo sulle mani ritratte sopra.

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C’è però un fatto curioso: se si fotografa con il metodo Kirlian una foglia, poi se ne taglia via un pezzo, e la si fotografa di nuovo ,ecco che si può notare come il pezzo tagliato via sia ancora presente con la sua “aura”. Vi è una persistenza di ciò che non esiste più.

Fonte: shadowboxent.brinkster.net

Perchè accade questo? La risposta esiste fuori dalle scienze ufficiali, ad esempio nella pranoterapia che crede che ogni essere sia circondato da un’aura energetica, che ne raffigura la forza vitale.

Se si fotografa un essere umano con il metodo Kirlian si può notare come lo spettro colorato che lo circonda cambi, influenzato dal contesto, o dallo stato d’animo. Questo sembrerebbe essere una ulteriore conferma del fatto che ciò che rimane impresso sulla lastra non è solo “gas ionizzato”, ma qualcosa di altrettanto etereo, eppure più profondo e pesante. Potremmo chiamare questo qualcosa “anima”?

Ciò spiegherebbe perchè anche le parti mancanti di un corpo continuano a rimanere impresse: perchè la fotografia Kirlian raffigura un “corpo astrale” che vive in una dimensione parallela rispetto al corpo fisico dell’oggetto.

Studiare questa aura serve a capire lo stato di salute di una persona, e manipolandola è possibile migliorare tale stato. Questo è uno dei principi della pranoterapia, che crede che ci siano persone in grado di interagire con l’aura vitale degli esseri viventi in modo positivo, catalizzando le energie del cosmo.

Fanta – scienza? Una risposta definitiva non esiste e ognuno può darsi quella che crede meglio: certo è che esser consapevoli che tutto ha una forza vitale collegata a quella degli altri potrebbe aiutarci ad essere più rispettosi, più civili, più accorti nei confronti degli altri.