23 Marzo, Giornata Mondiale della Meteorologia, riconosciuta e celebrata dall’ONU.

In questa data, nel 1950 venne istituita l’Organizzazione Mondiale della Meteorologia, poi adottata dall’ONU come propria agenzia specializzata nel campo della meteorologia. 

Si interessa di tempo atmosferico, evoluzioni climatiche e idrologia. 

Grande attenzione infatti è rivolta ai problemi legati all’acqua, in quanto risorsa esauribile e diritto  umano riconosciuto dall’ONU.

Tale organizzazione promuove la ricerca in campo meteorologico e lo scambio di informazioni sul clima, provenienti da ogni parte del mondo. L’ obiettivo è quello di prevenire disastri naturali che sempre di più affliggono le popolazioni.

 “Clima: conoscere per agire”, il tema di quest’anno.

L’ obiettivo di tale giornata è quello di indurre a riflettere e sensibilizzare l’ opinione pubblica, e non solo, su specifiche problematiche legate al clima, per trovare stili di vita quotidiani più sostenibili. 

I comportamenti di ciascuno di noi nei consumi, nel lavoro, nel riciclo, hanno un peso.

Porre quindi l’attenzione sulla gestione responsabile delle risorse naturali della nostra società, grazie ad una conoscenza e consapevolezza sui cambiamenti climatici in atto e sui loro impatti. 

Non solo mitigare le attività che hanno impatti negativi, ma anche di riuscire ad adattarsi ai cambiamenti climatici in atto, attraverso la capacità di innovazione.

Se si conosce, si può agire, ciascuno al proprio livello, per attuare delle scelte di governo e uno stile di vita  responsabile, per mantenere un costante equilibrio tra le risorse e i consumi, in un’ottica di rispetto per l’ambiente e di sviluppo sostenibile.

Uno sviluppo che soddisfa le esigenze attuali senza andare a compromettere per le generazioni future la possibilità di soddisfare le proprie, cercando di arrestare il degrado ambientale. 

Uno sviluppo e un beneficio che duri nel tempo.

Vorrei sottolineare inoltre lo stretto legame che sussiste tra clima e sicurezza alimentare. 

Il riscaldamento globale può dimezzare la produzione agricola in molti paesi entro la fine del secolo. 

L’agricoltura, a sua volta, aggrava il riscaldamento: causa circa un terzo delle emissioni-serra complessive, soprattutto tramite la deforestazione, l’eccessiva produzione di carne, l’abuso della chimica.

Secondo i massimi esperti delle grandi istituzioni mondiali, il sistema va riequilibrato frenando il grande agrobusiness e le monocolture. Coltivazioni piccole e medie possono produrre di più, sostenibilmente, riducendo la fame.