Ora sono sul mio dondolo, il plaid sulle ginocchia, ho assunto una posa da vecchina felice, e sto pensando a tutto il cielo, a quanto sia profondo e restituente. Ho poggiato il libro sul tavolino accanto a me, il lavoro a maglia è dormiente nella sua sacca e io sono serena, di quella serenità che, solo in certe occasioni, si prova.

Sopra il libro c’è un foglietto, ben piegato e ben scritto, con poche parole che fanno di una lettura uno dei momenti più azzeccati della tua vita, uno di quei momenti per cui senti di aver vissuto tutti gli anni soprattutto per vivere quelle parole.

L’ho letta quattro volte, prima di poggiarla su quella copertina.

L’ho letta, poi riletta, poi ancora assaporata, poi imparata a memoria.

C’erano le parole di una vita intera lì dentro, di due, tre vite, forse di più, le parole che ogni nonna vorrebbe leggere o forse no, forse solo io volevo leggerle, solo io ed i miei occhi, solo il mio cuore, solo la mia speranza.

Potavo il bouganville stamattina mentre il postino arrivava tutto sorridente, portandomi questo ritorno alla gioia.

Poggiai le forbici sul muretto e mi sedetti, col sole che illuminava da dietro quell’inchiostro.

“Cara Emilia,

non riesco a chiamarti nonna, non ancora, scusami, ma volevo ringraziarti per il dono bellissimo che mi hai fatto: mia madre. Volevo dirti che i tuoi occhi li ho scoperti solo in foto, ma mi hanno dato le radici, mi hanno detto che un passato io l’avevo, un passato nascosto, imbrogliato, accecato, ma l’avevo.

Ho ritrovato lo stesso verde delle tue pupille negli occhi di mia figlia, nata pochi giorni fa, partorita con dolore e meraviglia.

Lei è parte di questo mio presente, ma porta in dono il mio passato, lei mi ha convinta a scriverti, i vostri occhi l’hanno fatto.

Mia madre ti ha tenuta lontana da me, da noi, ma perdonala Emilia, perdonala, negli anni si è pentita, ma l’orgoglio superava il pentimento. Non mi parlava mai di te quando ero bambina, ma col tempo i suoi occhi hanno preso un po’ la forma dei miei, col tempo mi ha raccontato le strade che le hai indicato, mi ha detto di quando vi siete separate e mi ha chiesto di non dimenticarti.

E io sono qui, da nipote mai arrivata, sono qui che aspetto un cenno dal mio passato, sono qui che attendo la rottura di questo silenzio.

Pertanto, se vorrai, io domani mattina andrò al parco, quello che è stato il punto della vostra fine, mi siederò e ti cercherò. Tu, se vorrai, sarai lì insieme a me a trasformare un addio in un nuovo inizio.

Mi riconoscerai facilmente, porterò in braccio i tuoi occhi splendenti”

Quel pomeriggio rimasi seduta tutto il tempo sul mio dondolo, persa tra i ricordi e invasa dal domani.

 

Elisa Irene Anastasi