Un giorno, mamma Cucchiaio passeggiava con figlio Cucchiaino. Parlando e ridendo, si fermarono su di una panchina a godere del panorama, finché scorsero in fondo alla strada un tipo apparentemente losco.

- Mamma, chi è quello?

- Non saprei, ma non mi piace, stagli lontano!

- Non è tondo come noi, mamma, hai visto?

- Infatti, non mi piace!

- Ma perché? Perché non è tondo?

- Sì, certo!

Dopo poco si avvicinò al tipo losco un’amica, anch’essa abbastanza originale, con nel capo tre lunghi dentoni. Quei due si salutarono calorosamente e parlarono.

- Uh santa pazienza! Oggi che gente strana si vede in giro, sarà meglio tornare a casa di tutta fretta!

- Ma no, mamma, mi piacerebbe parlarci…

- Scordatelo!

- Perché dici così?

- Perché non mi piacciono, uno è tutto seghettato, l’altra così eccentrica, nessuno dei due che abbia le nostre forme armoniose, che sappiamo di loro? Chi sono? Dove vivono? Perché non li abbiamo mai visti in giro? Te lo ripeto, non mi piacciono, affatto! Andiamo a casa, su…

Si diressero nella loro dimora quasi correndo, la mamma abbastanza preoccupata, il figlio in verità piuttosto sereno, ma per non darle dispiacere, cercava di non perder tempo, fingendosi impaurito.

Arrivarono davanti alla porta di casa, ma qualcosa impedì loro di entrare: una grossa corda era stata messa lungo tutto il perimetro della loro piccola e graziosa casetta. Come avrebbero fatto? Papà Cucchiaio era al lavoro e sarebbe tornato tardi, in quei giorni lavorava presso un albergo di periferia. Chi l’aveva messa e perché?

Non era il momento di farsi domande, bisognava sbrigarsi, far presto, cercare di togliere la corda, correre, entrare, rifugiarsi, mettersi al riparo.… tutte le idee apparivano inutili. Non sapeva proprio come riuscire a liberare la porta.

Pochi minuti dopo arrivò il signor Coltello, un tipo tutto seghettato e dall’aspetto losco. Solo l’aspetto però, perché non appena vide la madre ed il figlio in difficoltà, si mise di tutta lena a tagliuzzare quella corda, senza nemmeno chiedere se avessero bisogno di aiuto.

Il Cucchiaio si infuriò - Vada, vada via subito!

- Signora, mi scusi, mi sembrava aveste bisogno del mio aiuto, insomma la mia lama in casi come questo è l’ideale…

- Si sbaglia, non abbiamo bisogno di nulla, noi

- Mamma, ma veramente…

- Zitto tu! - lo redarguì la madre

Il sig. Coltello salutò gentilmente e serenamente proseguì per la sua strada.

Dopo pochi minuti passò lì davanti la Signora Forchetta, coi suoi capelli tutti in aria, tre dentoni dritti e affilati.

- Avete bisogno di aiuto?

- No, grazie, non abbiamo bisogno di nulla noi!

Il piccolo stavolta, reduce dal precedente rimprovero materno, non fiatò.

Restarono fuori casa fino al tramonto e oltre, entrambi affamati e infreddoliti.

- Ho tanto sonno, mamma

- Nessuno che sia venuto a tirarci via da questo guaio, hai notato? Siamo rimasti soli tutto il giorno, soli come quella volta in cui… ma sì lasciamo perdere…

- Quale volta, mamma?

- Pensavo alla volta in cui ci hanno invitato a quella festa, noi abbiamo rifiutato, tutti sono andati e noi siamo rimasti soli, in tutto il paese

- Quale festa? Non ricordo…

- Tu eri piccolo, ma quella volta nessuno rimase dalla nostra parte, nessuno!

- Che festa era? Perché non siamo andati?

- Non mi piaceva chi l’aveva organizzata, non mi piaceva dove veniva fatta, non mi piacevano gli invitati… anche se, alla fine chi c’è andato mi ha detto che è stata una festa deliziosa, ma non importa. Io sono convinta di aver fatto la scelta giusta, sono sicura di aver saputo capire che quella era gente da non frequentare, sono felice di non aver accettato. E infatti, da quella volta hanno capito… oh sì hanno capito che queste feste non fanno per la nostra famiglia, la nostra è una famiglia seria, infatti non si sono più permessi di invitarci. Molto bene! Hai fatto caso che non è venuto nessuno a salvarci oggi?

- Mamma, ma veramente…

- Nessuno, non un’anima viva! Io sarei andata di corsa se avessi visto una mia vicina di casa in difficoltà, di corsa, come quella volta in cui tuo padre si sentì male e nessuno lo aiutò, nessuno! Io aiuterei invece, bisogna aiutarle le persone in pericolo, bisogna essere aperti agli altri, ma poi rifletto e penso che forse è meglio così, sai? Siamo soli, ma siamo migliori noi, per questo gli altri non ci vogliono stare vicini, perché sentono questa differenza…

- Mamma, io sto facendo un giro qui vicino, spero di trovare quei tipi gentili che stamattina erano passati…

- Smettila di dire sciocchezze, non abbiamo bisogno di loro, noi!

- Spero proprio di trovarli, invece, spero di trovarli e spero che vogliano ancora aiutarci!

 

Elisa Irene Anastasi