Kaitlyn ha 12 anni e come altri bambini della sua età, è piena di vita e di entusiasmo. Imparare cose nuove, parlare e giocare con i suoi compagni, la rendevano felice di andare a scuola. 

Con il passare del tempo però, quel luogo così bello e interessante, andava via via trasformandosi in qualcosa che neanche lei capiva. 

Sentiva di non riuscire ad apprendere le nozioni con facilità, faceva fatica a svolgere i compiti che le insegnanti le assegnavano, aveva più difficoltà degli altri a seguire le lezioni, per questo maestre e professori l'avevano bollata come una ragazzina svogliata e pigra. 


credits

Quello che non avevano la sensibilità di capire, era però che Kaitlyn è una bambina dislessica e che il suo rendimento insufficiente, non dipendeva da lei ma dal suo disturbo.

Prima che le venisse diagnostica la dislessia, questa bambina canadese, ha vissuto gli anni della scuola in modo traumatico, arrivando addirittura a convincersi che fosse davvero la bambina stupida e non abbastanza brava che gli insegnanti descrivevano.

Le lacrime versate e gli insulti che le venivano rivolti anche dai compagni, hanno indotto Kaitlyn a scrivere una lettera affinché altri bambini dislessici come lei, non subissero lo stesso suo trattamento da parte di insegnanti superficiali e insensibili.


“Quando ho iniziato la scuola - scrive Katlyn nella sua lettera - era un luogo luminoso e felice, col passare del tempo ha smesso di esserlo, ogni cosa sembrava più difficile e non capivo il perché. 
Mi è stato detto che ero pigra, stupida e non abbastanza brava e che, per questo motivo i miei genitori non mi amavano"

La lettera che Katlyn legge è contenuta in un video per promuovere una campagna di sensibilizzazione nei confronti dei disturbi dell'apprendimento, allo scopo di stimolare una consapevolezza maggiore riguardo alla dislessia.

Nella clip Katlin si rivolge al Ministro dell'Istruzione pregandolo di prestare ascolto alle sue parole:

 “Scrivo questa lettera per i bambini innocenti, che non possono godere della scuola, affinché non siano costretti a lottare, come ho fatto io. In un primo momento mi vergognavo, non sapevo cosa significasse,ora ho capito che mi rende speciale. Fa di me ciò che sono”.