A volte la vita ci mette di fronte a situazioni davvero difficili e senza volerlo, spesso addirittura subendolo, ci troviamo costretti a dover prendere delle decisioni, nel tentativo di riuscire almeno a salvare il salvabile. Anche se scegliamo quella che per noi sembra essere la strada più percorribile, le emozioni possono tradire le nostre intenzioni, causando in noi sconforto e disperazione, soprattutto se veniamo traditi nella fiducia e nei sentimenti.

Questa storia, potrebbe sembrare una storia come molte altre, ma non lo è, perchè quello che nasconde va oltre il tradimento...oltre l’amore... oltre la vita stessa. E ci insegna qualcosa di fondamentale e cioè ad apprezzare e amare chi abbiamo vicino fino a quando è ancora accanto a noi, perchè non possiamo sapere quando questa persona non ci sarà più.

Grazie al suo racconto, questo uomo lo dimostra, e invita tutti noi a riflettere sull’importanza dei piccoli gesti quotidiani che non andrebbero mai trascurati, perchè sono proprio le cose che sembrano scontate o banali, quelle che portano alla felicità.

“Quando arrivai a casa quella sera mia moglie servì la cena, io le presi la mano e dissi: “Devo dirti una cosa“. Lei si sedette a mangiare tranquillamente. Io vedevo la sofferenza nei suoi occhi.

Improvvisamente non sapevo che cosa dirle, ma dovevo trovare il modo di comunicarle che stavo pensando al divorzio. Iniziai a parlare con molta calma. Lei non sembrava infastidita dalle mie parole, al contrario mi chiese delicatamente: ”Perché“? Io per non ferirla cercai di eludere la domanda e fu proprio questo a mandarla su tutte le furie. Lanciò le posate e urlò, “Tu non sei un uomo!”

Quella notte non parlammo tra di noi. Lei piangeva e io sapevo che voleva capire che cosa fosse successo al nostro matrimonio. Ma non riuscivo neanche a darle una risposta esauriente; nel mio cuore adesso c’era Jane. Non l’amavo più. Provavo solo compassione per lei!

Con un profondo senso di colpa, tirai fuori un atto di divorzio in cui era scritto che lei poteva tenere la nostra casa, la nostra auto e il 30% delle azioni della mia compagnia. Lei diede un’occhiata e dopo lo strappò il foglio in mille pezzi. 

La donna che aveva passato dieci anni della sua vita insieme a me era diventata un’estranea. Mi dispiaceva che avesse perso tempo, risorse ed energie, ma non potevo tirarmi indietro, perché ero innamorato perdutamente di Jane. 

Finalmente iniziò a piangere disperatamente davanti a me, ciò che mi sarei aspettato di vedere. Per me il suo pianto era una sorta di liberazione. L’idea del divorzio, che mi aveva ossessionato per parecchie settimane adesso mi sembrava più ferma e decisa.

Il giorno seguente ritornai a casa molto tardi e la trovai seduta al tavolo che scriveva. Non cenai e andai immediatamente a letto, mi addormentai subito, in quanto ero stanco dopo una giornata movimentata con Jane. Quando mi svegliai era ancora seduta a scrivere. Non mi importava, quindi mi voltai e continuai a dormire.

La mattina mi presentò le sue condizioni per il divorzio: da me non voleva niente, ma le serviva un mese di preavviso prima del divorzio. Voleva che durante quel mese entrambi ci sforzassimo per vivere una vita più normale possibile. 

Le motivazioni erano semplici: nostro figlio doveva sostenere gli esami in quel mese e non voleva turbarlo.

Questo mi sembrava accettabile, ma c’era dell’altro, mi chiese di ricordare come l’avevo portata nella camera matrimoniale il giorno del matrimonio. Voleva che ogni mattina per tutto il mese la portassi in braccio dalla stanza da letto fino alla porta d’ingresso, prima che si recasse al lavoro.

Pensai che stesse diventando matta, ma per rendere più sopportabili i nostri ultimi giorni insieme accettai la sua strana richiesta.

Raccontai a Jane le condizioni di mia moglie. Rise di gusto e pensò che fossero assurde. “I suoi trucchetti non hanno importanza, lei deve rassegnarsi ad affrontare il divorzio“, affermò con disprezzo.

Mia moglie e io non avevamo più avuto contatti fisici da quando le avevo parlato espressamente della mia intenzione di divorziare, per questo motivo il primo giorno che la presi in braccio, sembravamo così impacciati. 

Nostro figlio applaudì alle nostre spalle: ”Papà sta tenendo in braccio la mamma.“ Le sue parole mi ferirono. Dalla stanza da letto al salotto e dopo all’ingresso percorsi oltre dieci metri con lei in braccio. Lei chiuse gli occhi e disse con voce pacata: “Non parlare a nostro figlio del divorzio.” Io annuiiI, sentendomi piuttosto turbato. 

Il secondo giorno entrambi eravamo più disinvolti. Si appoggiò sul mio petto e riuscivo a sentire l’odore della sua camicetta. Mi resi conto che non guardavo attentamente quella donna da molto tempo e che non era più giovane: aveva delle rughe sul viso e i suoi capelli stavano diventando grigi! Il nostro matrimonio aveva avuto delle conseguenze su di lei. Per un minuto mi fermai a pensare che cosa le avevo fatto.

Il quarto giorno, quando la sollevai, avvertii una sensazione di intimità. Era la donna che mi aveva regalato dieci anni della sua vita. Il quinto e il sesto giorno mi resi conto che la nostra intimità stava aumentando. Non parlai con Jane di questo. Man mano che i giorni passavano diventava più semplice portarla in braccio. Forse l’allenamento quotidiano mi aveva reso più forte.

Una mattina stava scegliendo che cosa indossare. Provò parecchi vestiti, ma non riusciva a trovare quello giusto, le stavano tutti grandi. Improvvisamente mi resi conto che era diventata così esile, ecco il motivo per cui riuscivo a portarla più facilmente. Improvvisamente capii…aveva soffocato tanto dolore e amarezza in fondo al suo cuore. Inconsciamente allungai le braccia e le toccai il capo.

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In quel preciso istante entrò nostro figlio dicendo, ”Papà, è ora di portare mamma fuori“. Per lui vedere suo padre portar fuori sua madre era diventata una parte essenziale della sua vita. Mia moglie fece cenno a nostro figlio di avvicinarsi e lo abbracciò forte. Mi girai dall’altra parte perché temevo di poter cambiare idea all’ultimo minuto. Dopo la presi in braccio e la portai dalla camera da letto al salotto e infine nell’ingresso. Il suo braccio cingeva il mio collo con delicatezza e naturalezza. Io la tenevo stretta: era proprio come il giorno del nostro matrimonio.

Ma il suo dimagrimento mi rendeva triste. 

L’ultimo giorno, quando la presi in braccio non riuscii a muovere un passo. Nostro figlio era andato a scuola. La strinsi a me e le dissi che non avevo notato che nella nostra vita mancava l’intimità. 

Andai in ufficio, velocemente. Temevo che qualsiasi ritardo mi avrebbe fatto cambiare idea. Salii al piano di sopra. Jane aprì la porta e io le dissi, ”Mi dispiace, Jane, non voglio più il divorzio.“

Mi guardò sbalordita e dopo mi toccò la fronte. “Hai la febbre?” chiese. Le allontanai la mano dalla mia testa. “Mi dispiace, Jane“, dissi, ”Io non divorzierò. La mia vita matrimoniale era noiosa probabilmente perché non davamo importanza ai dettagli, non perché non ci amavamo più. Ora mi rendo conto che dovrò continuare a portarla in braccio come il primo giorno del matrimonio finché morte non ci separi”. 

Jane sembrò svegliarsi all’improvviso. Mi diede un ceffone sonoro, sbatté la porta e scoppiò in lacrime. Scesi al piano di sotto e andai via. Mi fermai al fioraio per comprare un bouquet di fiori per mia moglie. La commessa mi chiese che cosa scrivere sul biglietto. Io le sorrisi e scrissi, “Ti porterò fuori ogni giorno finché morte non ci separi”.

Quella sera arrivai a casa con i fiori in mano e un sorriso stampato sul mio volto, corsi al piano di sopra e trovai mia moglie sul letto, morta. 

Mia moglie stava lottando contro il cancro da mesi e io ero stato talmente occupato con Jane, da non accorgermene. Sapeva che stava per morire e voleva proteggermi da qualsiasi reazione negativa da parte di nostro figlio, nel caso in cui fossimo andati avanti con il divorzio. Almeno, agli occhi di nostro figlio sono un marito e un padre amorevole.

Non possiamo sapere ciò che la vita ci riserva, ma possiamo fare qualcosa nei confronti delle persone che amiamo senza lasciarsi distrarre dalla superficialità, dall’egoismo e dall’interesse per cose che non riempiranno mai il vuoto da assenza d’amore.