Set 21, 2016
126 Visualizzazioni

La lettera di un papà dice basta ai compiti per le vacanze

Scritto da

La pausa estiva è molto attesa dagli studenti perché finalmente sono a casa, possono riposarsi e sono liberi da impegni scolastici. Ma è proprio così? Non sempre perché sono molti gli studenti che ricevono da maestre ed insegnanti moltissimi compiti da fare a casa durante le vacanze. Ecco come questo padre ne dimostra l’inutilità. Leggere per credere! 

I compiti a casa per le vacanze. Una tortura o una necessità?

Settembre. Gli studenti tornano a scuola. La maggior parte di loro dovrà, i primissimi giorni tra i banchi, far vedere ai professori come hanno svolto i compiti che sono stati assegnati durante le vacanze. E non c’è giustificazione che tenga, perché sono tantissimi i genitori convinti che per i figli non possa che essere un beneficio quello di avere l’estate impegnata tra esercizi di aritmetica e analisi logica. Tantissimi ma non tutti i genitori la pensano così. E uno di loro ha voluto rendere pubblica la giustificazione che ha scritto per suo figlio e questa è diventata immediatamente virale. 

Quello che scrive questo papà sui compiti a casa ha dell’incredibile

Non ha impiegato molto tempo la lettera di Marino Peiretti, operaio in cassa integrazione e musicista, per fare il giro del web ed essere condivisa da centinaia di migliaia di persone più o meno d’accordo con lui.

“Voi avete nove mesi per dargli nozioni e cultura, io tre mesi per insegnargli a vivere”. Questa frase molto toccante è l’essenza della lettera scritta da papà Marino per giustificare suo figlio Mattia. 

Una scelta, quella di non svolgere i compiti per le vacanze, che Marino – ci tiene a sottolineare nella lettera indirizzata ai professori delle medie Vidoletti di Varese – ha ponderato bene, coinvolgendo sua moglie e condividendo con suo figlio le motivazioni senza imporgli nulla.

Non se l’aspettava davvero così l’estate, questo giovane studente…

Un’estate all’insegna della qualità e delle esperienze, quella appena trascorsa dal piccolo Mattia “Abbiamo fatto lunghe gite in bicicletta, vita di campeggio, gestione della casa e della cucina. Abbiamo costruito la sua nuova scrivania e l’ho aiutato nel suo interesse primario: programmazione ed elettronica”.

Compiti no, perchè…

Insomma per Marino eseguire passivamente i compiti a casa è agli antipodi della creatività e le vacanze estive servono per stimolare la fantasia, fare nuove esperienze, acquisire nuovi e originali interessi, non certo a far diventare i ragazzi dei veri e propri contenitori di nozioni e cultura. Per tutto questo ci sono gli altri nove mesi dietro i banchi.

Vedere suo figlio dietro una scrivania a sforzarsi di farsi entrare in testa un quantitativo enorme di nozioni, per Marino è deleterio e umiliante. Come padre non accetta una situazione del genere.

Compiti sì, perchè…

Chi è d’accordo con i compiti a casa sostiene che questo padre abbia fatto un danno a suo figlio dimostrandosi incapace di gestire i conflitti e alimentando il poco rispetto per la scuola che è pur sempre un’istituzione.

Siete d’accordo con il papà che vuole insegnare al figlio a vivere? o è meglio che svolgano dei compiti, seppur più semplici, ma comunque compiti? Siete per il o per il no? I compiti a casa in estate sono un toccasana o sono deleteri?

Condividi l’articolo e di’ la tua!

Article Categories:
Storie Emozionanti

Comments are closed.