Le immagini di Aya, bimba Siriana per poco scampata alla morte dopo un bombardamento, stanno facendo il giro del mondo. Ennesimo simbolo dell' orrore di una guerra che sembra non finire più e che come tutte le guerre che coinvolgono innocenti mai dovrebbe essere stata iniziata.


Immagini accompagnate dalla sua voce che chiama il papà , e i suoi occhi languidi e spaventati, in cerca del suo volto, ahimé assente.
"Baba" E' così che si pronuncia in arabo la parola papà, è questo ciò che grida Aya mentre i medici cercano di tamponare le sue ferite.

Era a casa a studiare, quando improvvisamente si è ritrovata in ospedale. 

E' sotto shock, cerca una rassicurazione, cerca i suoi genitori, cerca una spiegazione. 

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Aya stata estratta dalle macerie della sua casa bombardata e tratta subito in ospedale, i suoi genitori non si trovano  mentre lei viene soccorsa, non sa se sono vivi, ma disperatamente cerca il loro conforto.

Il suo sguardo che cerca una spiegazione, come ad aspettarsi una risposta da un grande per capire i motivi di una guerra inspiegabile e incompresa, che le ha fatto del male senza che lei meritasse nulla di tutto ciò.

Uno sguardo pieno di lacrime e paura, ci dice tutto su quanto inguista sia ogni guerra, quanto diabolicamente entri nelle vite di innocenti spezzandole o rovinandole per sempre.

Chiede aiuto come lo farebbe qualsiasi bambino impaurito: cerca suo papà; invoca disperatamente quelle due sillabe dalla pronuncia a noi così familiare, come familiare è il suo volto, come lo è infondo al cuore di tutti noi la consapevolezza che siamo diversi solo perché nati altrove. 

Papà? Perché mi hanno fatto questo? Si chiede un bimbo in queste condizioni. 

E tu papà, mamma, fratello, tu sapresti spiegarglielo?

C'è qualcosa che può giustificare questo orrore?

C'è qualcosa che può esimerci dal denunciarlo?

Si, l'egoismo, la paura, il menefreghismo.

Lo stesso identico egoismo che permette le guerre. La stessa identica paura che fomenta l'odio tra razze e nazioni, lo stesso identico menefreghismo che permette a chi si arricchisce con le guerre di sorridere dei propri guadagni senza pensare che quel sorriso lo ha rubato dalla vita di un bimbo innocente.

E non diamo la colpa a un Dio assente, sarebbe troppo facile, troppo diabolico, troppo egoistico. Troppo un lavarsi le mani come fanno tutti i responsabili veri della guerra d'altronde. Dio ci ha donato la vita e il libero arbitrio, se intervenisse sarebbe come negare il dono della vita, il dono della libera scelta tra male e bene, ma piange, piange anche lui nel vederci così ridotti, nel vedere che non vogliamo proprio renderci conto ciò che succede su questa terra è responsabilità solo nostra, di tutti noi .

Aggiornamento: sembra che i medici siano stati in grado di ricongiungere la piccola con il papà e la famiglia, anche loro feriti ma superstiti, giunti in ospedale solo in un secondo momento.

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