Il suo nome è Benjamin , ha 10 anni, frequenta la quinta elementare a  Plattsburgh, New York  ed è  autistico . E' affetto dalla sindrome di Aspenger , uno dei tanti modi in cui l'autismo si manifesta. Nel mese in cui si celebra la poesia la sua insegnante chiede a tutta la classe di provare a scrivere alcuni versi di una poesia dal titolo "Io sono". 

Appena torna a casa Benjamin va nella sua stanza ed inizia a buttare giù un fiume di pensieri e non smette fino a quando la sua poesia non è finita.

Ma prima di lasciarci coinvolgere dalle emozioni che la poesia di Benjamin è capace di regalarci, cerchiamo di capire un pochino meglio come vive chi è affetto da autismo e come vivono le loro famiglie.

L'autismo, così come la sindrome di Aspenger, si colloca tra i  disturbi pervasivi dello sviluppo , colpisce per lo più la popolazione maschile ed i sintomi iniziano a manifestarsi entro i tre anni di vita. Il bambino autistico si racchiude in un mondo tutto suo, fatto di silenzi, schemi precisi a cui lui da una logica ben precisa, tante emozioni ma anche tante ossessioni . Emozioni che tuttavia non sempre riesce a trasmettere e comunicare, chiudendosi in un progressivo isolamento che lo porta a distaccarsi da tutti e tutto. Nella sua mente si affollano sentimenti, emozioni che restano chiuse lì, ossessioni che il mondo esterno non comprende come l'avere tutte le porte chiuse o bere solo dai bicchieri rossi o ancora avere tutti i libri in fila ordinati secondo un ordine noto solo a lui.   Di conseguenza arriva l' emarginazione per quel ragazzino che appare diverso ed incomprensibile e con lui viene isolata anche la sua famiglia.

Torniamo ora alla poesia di Benjamin nella quale ha voluto esprimere tutte quelle emozioni e sentimenti che affollano la sua mente. 

"Sono curioso, io sono originale.

Mi chiedo se lo sei anche tu.

Sento voci nell’aria.

Vedo che tu non le senti e questo non è giusto.

Non voglio sentirmi triste.

Sono strano, io sono originale.

Mi comporto come se lo fossi anche tu.

Mi sento come un bambino nello spazio.

Tocco le stelle e non mi sento al mio posto.

Mi preoccupo di quello che pensano gli altri.

Io piango quando la gente ride, mi fa sentire piccolo.

Sono strano, io sono originale.

Ora capisco che lo sei anche tu.

Dico “Mi sento come un naufrago”.

Sogno di un giorno in cui sarà tutto ok.

Cerco di trovare il mio posto.

Spero che un giorno ci riuscirò.

Sono strano, io sono originale."

Quello che a primo impatto appare evidente leggendo la poesia di Benjamin è il senso di estraneazione proprio di chi è affetto da autismo, ma quello su cui dovremmo riflettere sono i sentimenti e le frustrazioni raccontati che sono comuni a tutti. La volontà di essere accettati, la paura del giudizio altrui, la ricerca della felicità e il non volersi sentire tristi ed infine la speranza in un futuro migliore, non è ciò che desideriamo tutti? 

Oltre al contenuto del testo occorre però soffermarsi anche sulla metrica, che purtroppo nella traduzione in italiano non rende giustizia. Ma per chi mastica un po' di inglese sarà facile notare che ogni verso è stato composto rispettando la rima baciata, dall'inizio alla fine, segno questo che chi è affetto da autismo ha molti lati positivi da poter condividere con il mondo esterno. 

L'intensità della poesia è talmente forte che la mamma di Benjamin ha deciso di pubblicarla sulla pagina Facebook del  National Autism Association , un'associazione americana di famiglie che vivono l'autismo ogni giorno.

Benjamin avrebbe dovuto leggere la poesia ad alta voce davanti a tutta la classe, ma al risveglio quella mattina la sua ansia ha preso il sopravvento, non è riuscito ad andare a scuola ed è rimasto a casa.